wtorek, 15 kwietnia 2014

ANGELINA LYOKA

MARTIRI DELLA PUREZZA
ANGELINA LYOKA
Della missione di Daban (UGANDA) era perseguitata da un uomo da tempo perché diventasse la sua seconda moglie. La trovo sola in casa e alla nuova proposta, con rinnovato rifiuto, fu colpita più volte alla testa. Morira all’ospedale, pregando e senza provare alcun sentimento di vendetta.



ANGELINA – il giglio Africano

MARTIRI DELLA PUREZZA
ANGELINA – il giglio Africano
Aveva ricevuto il Battesimo a 12 anni. Qualche tempo dopo, un negro già ammogliato, certo Nahoro, la richiese come seconda sposa, minacciandola di ucciderla se non avesse acconsentito. La giovane rifiutò decisamente e si allontanò con un fratello di alcuni kilometri da Nagongora. Nel frattempo Nahoro veniva messo in carcere per furto. Angelina credete di poter tornare sicura dai genitori. Ma il losco individuo ottenuta la libertà ritornò alle sue luride proposte e di fronte alla fermezza di Angelina in un eccesso di libidinoso furore la trafisse a pugnalate. Ferita mortalmente la martire fu portata all’Ospedale di Tororo, ove P. Willimen le amministrava i Sacramenti e poco prima aveva ricevuto dalla piccola il proposito di ‘morire anziche commettere il peccato’. Spirò dolcemente il 6 maggio 1927 pregando la Madonna e perdonando.


ANGELA FILIPELLI

MARTIRI DELLA PUREZZA
ANGELA FILIPELLI
Il “Mezzogiorno d’Italia” è una parola che tutti abbiamo sentita le mille volte; il più per cose negative… Invece ci sono cose positive di grande, di inestimabile valore, e fra queste, come una perla e la presente; il martirio incredibile di una giovane di 16 anni, avvenuto a Lombardi (Cosenza) nel 1869. Purtroppo il lungo tempo trascorso vi ha gettato sopra un velo che quasi la nasconde… Tentiamo di riscoprirla, di togliere questo velo e troveremo una vera Maria Goretti meridionale “ad literam” che ha percorso i tempi.
Angela Filipelli (per l’anagrafe Arcangela) nasce a Longobardi (cosenza) il 16 marzo 1853 da Vincenzo Filipelli e Domenica Pellegrini. Povera gente ma laboriosa e religiosa al sommo. Della sua breve vita è stato tramandato che “era una ragazza bella, virtuosa, devota a Dio, ubbidiente ai genitori, umile e mansueta affabile e manierosa con tutti, frequentava assiduamente la chiesa, accostandosi spesso, con angelico fervore, ai sacramenti della confessione e dell’eucarestia.  Che il suo martirio sia veramente avvenuto ed uno dei più raccapriccianti, si ricava dai registri dei morti della sua parrocchia e dal processo penale è condanna a morte del suo assassino. Nel Registro è scritto: “questa giovane a 16 anni, in modo empio barbaro e crudelissimo venne uccisa da un giovane con più colpi di accetta e coltello, perchè come dicono tutti, non volle cedere in alcun modo alla sua libidine…”.
Era il 7 febbraio 1869, festa del carnevale. Avendo urgente bisogno di legna ad arderre, Domenice Pellegrini mando, come al solito, la figlia Angela, in un bosco, perche ne raccogliesse una fascina. Durante il figlio si univa anche un certo giovane Antonio, con altre tre ragazze, con la scusa di aiutare a raccogliere legna. Sulla via del ritorno Angela si deva fermare perchè la fascina sulla testa si era sciolta e rimaneva a qualche distanza dalle altre ragazze. Il Provenzano approfittando del contrattempo, si decideva di mettere in esecuzione il turpe progetto, che forse aveva progettato da tempo con diabolica nequizia. Dopo aver raccolto gli sterpi caduti e ricomposta la fascina incominciava ad insinuare proposte disoneste. Compresa la gravita della situazione, la Filipelli, urlando si metteva a correre per il bosco e visto un castagno con tre grosse polloni, vi si rifugiava, avvinghiandosi saldamente ad uno di essi. Il Provenzano la rincorreva e raggiuntala, tornava nuevamente alla carica con maggiore vigore e con abile blandizie, ma inutilmente… Alla fine, dopo l’ennesimo rifiuto della giovane, che invocava la Madonna e gridava: “morta si, ma non mi faro mai toccare da te”, invaco da sadico furore estraeva la scure della cinta dei pantaloni, le amputava brutalmente le mani, i piedi…, finendola con tanti colpi di accetta.
I funerali dell’eroica fanciulla furano un apoteosi: l’intera popolazione ne seguii la salma fino all’ultima dimora, avendo parole di lode e di benedizione per martire e di sdegno per l’assassino.
Nel settembre 2007 nella diocesi di Tropea è iniziata la causa di beatificazione della Filipelli, sul tipo di quella di S. Maria Goretti.



poniedziałek, 14 kwietnia 2014

ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

MARTIRI DELLA PUREZZA
ALEXANDRINA MARIA DA COSTA
Mentre il mondo era in tempesta per gli sfolgimenti sociali delle due grandi guerre del secolo scorso, fra le tante anime sconosciute che chiedavano grazie a Dio per l’umanità peccatrice c’era questa vittima nascosta, come una viola mammola tra il fogliame che pregava: “O Gesù, perdona il mondo intero!”.
Ne parlarono alcuni giornali nel 1957. Ecco la sua breve storia:
Nata il 30 marzo 1904 a Balazar, nela provincia portoghese di Minho e rimasta orfana di padre, a 16 anni venne aggredita da un bruto nella propria camera e non trovò altro scampo che gettarsi dalla finestra.
È un atto che troviamo in alcune altre martiri antiche e moderne. Per lo stesso scopo: salvare la purezza. Ma la colonna vertebrale di Alexandrina rimase colpita, che costo 31 anni di immobilita a letto. Il posto dove era ubicata la sua casa nel paese si chiamava “Calvario”. E vero calvario fu tutta la sua vita, unita con fede e amore a Cristo crocifisso e pervasa da indicibili pene, offerte al Signore, vittima per i peccatori e per il mondo in subbuglio.
Al suo letto accorrevano persone di ogni genere per le sue virtù e specialmente per i fatti mistici che vi succedevano.
Il più vistoso di tutti fu quello che per 13 anni, dal 27 marzo 1942 fino alla morte avvenuta il 15 ottobre 1955 visse senza prendere cibo ne bevenda alcuna: solo la Comunione. Per chi vi rifletta quelli furono i tempi più terribili della guerra e del dopoguerra. Tale fenomeno diede motivo a infinite discussioni sia dal lato religioso che scientifico. Un dottore miscredente, appoggiato talla autorita ecclesiastica, per accertarsi della realta, la sottopose a 40 giorni di rigida sorveglianza nella sua clinica e pote sonstatare non solo l’esistenza del fenomeno, ma la mente dell’inferma rimase sempre lucidissima, como lo era stato e continuo ad esserlo per tutta la vita.
Unica cosa che prendeva era la Comunione quotidiana che duro finche visse.
E quando morì, nel cimitero di Balazar fu sepolta in una semplice fossa, voltata verso il Tabernacolo della sua Chiesa, come essa aveva chiesto.

Nel 1967 iniziò processo di canonizzazione, nel 1995 è dichiarata Venerabile. Il 25 aprile 2004 è beatificata da Papa Giovani Paolo II.

ALESSANDRA SACCHETTI

MARTIRI DELLA PUREZZA
ALESSANDRA SACCHETTI
Alessandra di anni 23, trovandosi nella località di Rave Bianca con altre done a raccogliere uva, fu assalita inaspettatamente da un gruppo di scellerati e sanguinari che ardendo di turpe libidine tentarono di trascinarla in luogo piu adatto per soddisfare le proprie basse voglie. La giovane pero resistette con tutte le forze dichiarando apertamente di voler piutosto morire che macchiarsi di colpa. Ma essi delusi e infuriati per non averla potuto piegare si vendicarono coprendola di ferite e abbandonandola semimorta. Mentre era soccorsa chiedeva i sacramenti offrendo perdono ai suoi uccisori.


ALBERTINA BERKENBROCK

MARTIRI DELLA PUREZZA

ALBERTINA BERKENBROCK
Bambina della Diocesi di Tubarao e Florianópolis. Nata il 11 Aprile 1919 a Vargem do Cedro, Santa Catarina (Brasile). Muore per difendere la propria purezza il 15 giugno 1931 a Vargem do Cedro, Santa Catarina (Brasile). Dodicenne, beatificata il 20 ottobre 2007.
L’aspetto più caratteristico della Beata, prima del martirio, è la sua religiosità. Ella si distinge come alunna nel corso di catechismo preparandosi alla Prima Comunione. Il catechista dice che i suoi occhi brillano mentre lui parla, lasciando trasparire il suo interesse e la sua comprensione. Lei è estremamente obbediente, docile e servicevole, non rifiutando mai il proprio aiuto a chiunque fosse, ne vendicandosi mai delle cattiverie che gli altri ragazzi fanno contro di lei. Albertina frequenta la Messa, con tutta la famiglia, tutte le domeniche, distinguendosi per il raccoglimento e la devozione che manifesta, prende molto sul serio la preghiera.
Il Martirio: È il pomeriggio del 15 giugno 1931, nel piccolo villaggio di S. Louis. Il padre Enrico Berkenbrock chiede alla bambina di andare in cerca del “Pintado”, un bue di razza, che è scomparso. Lei esce da sola a cercarlo e andando per il bosco giunge nel luogo dove lavora “Maneco Palhoca” che in quei giorni e stato assunto da suo padre. La bambina gli chiede se avesse visto per caso il “Pintado” ed egli, malignamente, le risponde di si e che si trova più avanti.
Senza intuire le sue cattive intenzioni, la bambina anda nella direzione indicata e l’uomo la segue. Vedendosi da solo con lei, le fa la proposta peccaminosa, ma trova forte resistenza perche Albertina ha una nozione molto chiara riguardo al 6° comandamento, per questo resiste eroicamente perchè non vuole offendere Dio. Maneco tenta di forzarla ad acconsentire e di qui ne risulta una lotta violenta. Lei grida: “No! Questo no! Io non voglio peccare!”. Vedendo che il suo piano non sarebbe realizzaro, prende dalla tasca un temperino molto affilato e sferra il colpo. Le taglia la faringe da parte a parte. Ferita in questo modo Albertina sopravive soltanto pochi minuti. La ripercussione che l’atto eroico praticato da Albertina ha avuto e impressionante. Il suo coraggio nel dire NO e consegnare la sua vita per amore della purezza, e il principale motivo della diffusione del suo culto. Il suo esempio parla per se stesso e tocca profondamente i cuori. È bello che la prima Beata, brasiliana di nascita, sia una fanciulla, martire della castita. È un segnale che Dio vuole giovani santi e puri per il Brasile.
Si è soliti interpretare la pratica della virtù della purezza come un pesante fardello e un obbligo imposto che ci allontana dalla felicita. Questo non è vero, ricorda la Beata Albertina, novella Maria Goretti. La purezza conferisce a coloro che la praticano la felicita di cui parla il Signore: “Beati puri di cuore, perche vedranno Dio”. Per questo e arrivata l’ora della sua esaltazione di fronte a tutta la Chiesa!
Riferiamo a questo punto alcune frasi molto significative del discorso fatto in Brasile il 20 ottobre 2007, giorno della beatificazione, dal Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione dei Santi:
E torna oggi a parlarci, il Figlio dell’Uomo, ed ad indicarci nella testimonianza della Berkenbrock come nulla valga più della fedelta a Lui. Torna ad insegnarci come la purezza del corpo indichi la fedeltà della nostra animo a Dio: essa si deve donare a Lui, senza tradimenti, senza antagonisti e senza rivali. La nostra esistenza che sia intatta nella fedeltà, pura nelle intenzioni, integra nella lotta, pronta nel sacrificio, assoluta nell’offerta!
Senza dubbio di lupi rapaci, oggi come ai tempi del Vangelo, come ai giorni della nostra Martire, ve ne sono ancora! Essi, resi forse ancora piu famelici dallo stringere dei tempi, più trupi dalla loro brama insaziabile di strappare a Cristo cio che è di Dio, girano ancora intorno a noi, desiderosi solo di sbranare l’uomo fatto ad immagine dell’Altissimo, deturpando il volto della sua innocenza e della sua purezza.
Essi hanno il nome di “peccato”, il male che l’uomo puo fare contro Dio e contro la sua opera, ossia le sue creature. Il peccato ha poi il volto della violenza, della sopraffazione, dello sfruttamento degli uomini, dell’emarginazione, della ingiustizia… ha il volto della ribellione a Dio ed al suo progetto, il volto dell’abbandono delle istanze più profonde che ci fanno aspirare all’eternità, barattata a poco prezzo per gli effimeri piaceri della terra.
La nostra innocenza, la nostra appartenenza a Dio, la nostra santità oggi ha bisogno della voce forte e tenace della Beata Albertina che al suo assassino disse: “Io non voglio il peccato”. No! Non voleva perdere il bene più prezioso non poteva scambiarlo con la ricchezza più grande della sua vita, non poteva tradire Colui che l’aveva chiamata all’esistenza.

ALBA ZURRI

MARTIRI DELLA PUREZZA

ALBA ZURRI
Il 19 settembre 1959, Alba viene uccisa a colpi di coltello mentre in bicicletta tornava dal fare spesa per la famiglia. Si era difesa decisamente, come confessera il suo uccisore più tardi.